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Storia SCAF

La scuola Allievi

Qualcosa di più di una Scuola professionale : una Scuola di vita che ha forgiato quelli che l’Avvocato Agnelli aveva definito “ Gli uomini dagli occhi blu, quelli che chiami quando hai bisogno ”

1945 – Davanti alla Scuola

Nasce la Scuola

Nel 1922 la Fiat, su decisione del fondatore della Fiat Senatore Giovanni Agnelli, istituisce la Scuola Centrale Allievi Fiat, la prima sede fu nelle officine di corso Dante dove, durante la Prima guerra mondiale, si svolse la produzione bellica. Erano locali rumorosi perché attigui ai reparti di officina per cui nel 1923 la scuola si trasferì al Lingotto.  Nel 1945 la Scuola, intitolata a Giovanni Agnelli, riapre nella sede di Corso Dante 103, già sede delle prime officine Fiat.

La formazione

La Scuola, comunemente conosciuta come S.C.A.F., costituiva un complesso didattico-culturale prevalentemente rivolto alla preparazione tecnica, ma considerava fondamentale la formazione educativa e culturale degli Allievi per cui l’insegnamento comprendeva non solo le lezioni teoriche e pratiche sulle varie materie tecniche: matematica, disegno, fisica, tecnologia d’officina, metallurgia, ma anche lezioni d’inglese, cultura generale. Essa costituì la più importante esperienza di formazione all’interno dell’industria italiana, unendo le esigenze della produzione industriale alle esigenze del lavoro e della società.

Le materie

I primi corsi erano triennali e dalla scuola uscirono soprattutto disegnatori, personale tecnico amministrativo, tecnici di assistenza e di manutenzione. L’orario era di 8 ore suddivise in 2 di teoria e 6 di applicazione pratica.
Durante i primi 2 anni si seguivano lezioni di aritmetica, geometria, fisica, tecnologia, mentre nel terzo anno si insegnava agli allievi a conoscere l’ambiente della azienda nel quale dovranno operare. 

Potevano richiedere l’ammissione ai corsi i ragazzi tra i 15 e 17 anni che avevano un parente impiegato alla Fiat e fossero in possesso di un livello di istruzione pari alla licenza della scuola di avviamento professionale. Per essere ammessi alla scuola bisognava superare un colloquio con una commissione composta da dirigenti aziendale che verificava la capacità di esprimersi in italiano e di risolvere rapidamente problemi di aritmetica elementare. Dopo 3 mesi, continuava il percorso formativo solo chi aveva una media non inferiore al 7.

Una nuova impostazione della Scuola

Negli anni 45/50 la Fiat, che sposa la produzione con linea di montaggio, scopre di avere una diffusa necessità di una leva di nuovi quadri che costituiscano l’incastellatura umana di un’impresa fortemente incentrata attorno agli imperativi della produzione di grande serie. Valletta assume l’ing. Aldo Peroni, insegnante presso uno dei più noti istituti tecnici torinesi, L’Amedeo Avogadro, con l’incarico di riorganizzare la nuova scuola Fiat.

 Sostituisce l’intero personale docente, ottenendo di utilizzare per la docenza il personale tecnico delle varie sezioni, che potevano essere distaccati alla scuola dalle 2 alle 4 ore alla settimana da dedicare all’attività di insegnamento. Il corso triennale rimase il nucleo forte della scuola, anche se questa si aprì a soddisfare esigenze formative più brevi. Dal 1945 al 1976, furono circa 8500 i ragazzi che frequentarono la scuola Fiat. A differenza della scuola degli anni 30, non era più necessario avere un parente che lavorava in Fiat per poter essere ammessi alla Scuola. Gli allievi non erano più assunti per cui alla fine di 3 anni erano liberi di scegliere un’altra occupazione, differente da quella di operai di 2° categoria che offriva loro la Fiat nei suoi reparti.

Anni 60-70

Negli anni 70 il sistema aziendale sarà sfidato e scosso nelle sue fondamenta dal più intenso e duraturo ciclo di conflittualità della sua storia. Nell’ “autunno caldo” caldo del 1969, i picchetti operai faranno la loro comparsa anche davanti all’edificio di coso Dante, a significare che è una crisi generale quella che attraversa la Fiat investendo ogni suo comparto. 

A quel punto, tuttavia, la scuola aziendale sta oramai cedendo sul terreno le proprie prerogative essenziali. L’attività della scuola allievi Fiat va esaurendosi così negli anni Settanta, il tornante più difficile che dovrà affrontare la casa automobilistica torinese, nel 1977 la Scuola chiude.

Passaggio di testimone

La maggior impresa formativa che sia stata condotta nell’industria italiana si conclude trasmettendo il testimone al nuovo ente formativo sorto entro la Fiat, l’Isvor, che sperimenterà, capitalizzando la ricca esperienza passata, nuove direttrici nell’ambito del training dei lavoratori, distaccate questa volta dalla forte matrice scolastico-istituzionale, che aveva contraddistinto la scuola di corso Dante.

Dietro di sé, questa lascerà l’eredità corposa di migliaia di quadri e dirigenti aziendali, un nucleo di operatori esperti che farà in tempo, nella sua gran parte, a essere protagonista delle stagioni cruciali della crisi e della ripresa dell’industria automobilistica, con la grande ristrutturazione degli anni 80. Negli anni 90 si sono tenuti dei corsi annuali (soprannominati G.O. giovani operai) per ragazzi con licenza media/ diploma professionale. Questi ragazzi, circa 40 per ogni anno, venivano immediatamente assunti e per 10 mesi frequentavano dei corsi presso la scuola Fiat. Tali corsi erano prettamente tecnici con lezioni di pneumatica, idraulica, disegno tecnico e officina / laboratorio.
Al termine dei 10 mesi di scuola venivano inseriti nelle varie aziende del gruppo.